Maracaibo - La Rivincita di Miguel
Si ma c'era Pedro, con la verde luna, l'abbracciava sulle casse sulle casse di nitroglicerina... Torno' Miguel torno', la vide e impallidi'. Il cuor suo tremo' 4 colpi di pistola le sparo'
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Dopo oltre vent'anni, Kartso5 e Pandora svelano il mistero celato dietro il Barracuda e una tragica notte di verde luna
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E Kartso5 decide di imbarcarsi in un nuovo promettente progetto. Dopo mesi di lavoro, di studi, di roboanti processi per corruzione e gioco d’azzardo, di attese alla fermata del metrò, di interessanti conquiste di continenti sovvenzionate da regnanti spagnoli, di capricci dal gusto nostalgico di una fanciullezza perduta nei meandri di un tormentato ieri progenitore di un incerto domani, di pizza e funghi in compagnia di lerci nemici messi al bando da tutte le chiese di tutte le religioni di tutti i tempi, di chiacchierate coi manifesti di splendide modelle di lingerie, di sbadigli al lume di candele tenute inutilmente accese, di parole sussurrate per fare innamorare, e di sordidi compromessi con padrone di casa desiderose di forti emozioni, finalmente, frutto di una collaborazione con GaToL, vecchia conoscenza del firmamento Splinder, l’esperimento mediatico ha un indirizzo.
La blogosfera ha almeno cinque buoni motivi per non essere più la stessa…
k5
Ps Tanti saluti da Pandora!
Maracaibo: tratti di un paese
Testimonianze di giovani scrittori del luogo raccolte da Kartso5
Il mio gatto bianco è scappato, di nuovo. Era qui un attimo fa, e adesso non lo trovo più. Ho guardato in tutta la casa, in ogni stanza, persino in bagno. Niente. Il mio gatto bianco è fuggito: ha lasciato il caldo e accogliente nido per avventurarsi in città, per le pericolose vie di Maracaibo. Non che si possa biasimarlo. Stare a casa è una tale noia, soprattutto se si è un intelligente felino con l’istinto per la caccia. Sono preoccupato. Maracaibo è un bel centro, ma così pieno di gente strana. Ricordo ancora quella volta che tre ragazzini sostennero di aver rinvenuto nei pressi di una parete rocciosa del muschio cresciuto a forma di cuore. Subito l’intera città si diresse verso il luogo del presunto miracolo, e i più svegli notarono subito l’incredibile somiglianza del verde cuore con lo stemma dell’Algida, celebre marca di gelati. Tutti cominciarono a provare un moto di sconvolgimento, e in breve il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Il consumo di gelato crebbe esponenzialmente. In molti sostennero di essere guariti dagli acciacchi lasciando sciogliere del Magnum double-caramel in un pentolino e spalmando la crema così ottenuta sulle caviglie e i polsi. C’era chi scuoteva il Magnum bianco reggendolo per lo stecco per benedire la propria abitazione come fanno i preti con l’acqua santa e chi si dichiarava scettico, ma sotto sotto un Magnum alle mandorle la sera se lo sgranocchiava volentieri, proprio perché non si sa mai. Quell’assurda frenesia si attenuò soltanto col passare del tempo.
Oppure ricordo ancora quella volta in cui scoppiò la moda per i discorsi ad effetto sull’amicizia. Un giovane militare, tornato da poco in paese, aveva rincontrato un amico al bar, e lì ebbe la felice idea di elogiarne i pregi, lasciandosi poi andare su un equilibrato, ma banale discorso sul possente sentimento che lega due persone nel tempo e nello spazio. Le parole del giovane fecero una tale presa sui presenti che da quel momento in poi non passò giorno senza che qualcuno non si lasciasse andare in prorompenti elucubrazioni sull’amico, sull’amicizia, sull’amore fraterno. Ci si metteva in piazza e a turno si cominciava a dar fiato alla bocca con discorsi noiosi, sentiti e risentiti, ma che generavano comunque ammirazione negli animi più semplici. La competizione per il discorso più toccante era talmente accesa che non era affatto raro che tali sedute filosofiche sfociassero in mitologiche risse coinvolgenti interi quartieri. La gente godeva di tali scontri. Nel corso degli “amichevoli” dibattiti si usava infiammare l’animo dei contendenti per far sì che la conversazione sfociasse in fretta in barbariche battaglie a suon di calci e cazzotti. Presto si decise di fare a meno dell’ingombrante peso del dibattito preliminare, e si trovò cosa giusta e sotto certi aspetti logica passare direttamente alla sessione di lotta.
La gente è davvero strana. Proprio per questo sono ancora preoccupato per il mio gatto bianco. Non è ancora a casa. Un momento. Sento miagolare vicino alla finestra. Spalanco le persiane e in lontananza vedo il dolce candido amico felino trotterellare giocondo verso di me. Sono felice, sollevato. Poi mi fermo a pensare. Se il gatto sta trotterellando giocondo in lontananza verso di me, chi stava miagolando vicino alla finestra? (I violini suonano una nota di tensione, sguardo preoccupato perso nel vuoto, dissolvenza, nero.)
K5
PS. Tanti saluti da Pandora!
Al Buio Grottesche esperienze di vita raccolte da Kartso5 Caldo soffocante. Spazio angusto. Buio pesto. Profumo di dolci. Dove cazzo mi trovo? Da dove viene questo schifo di musica? Mi sembra…mi sembra Maracaibo…di Raffaella Carrà. Ma che cazzo ci faccio qui? Manca l’aria… Non riesco a parlare. Non vedo niente. Devono avermi rapito. Sono…sono nudo. No aspetta…sembra un tanga quello che ho addosso. Oh mio Dio…Devo avere a che fare con un maniaco del cazzo. Maledetti...non ricordo nulla. Ero a casa…poi una telefonata…la voce di una donna…un appuntamento. Cosa sono queste risate? Da dove provengono? Sembrano vicine. Forse se appoggio l’orecchio alla parete...Che schifo! È bagnata, molliccia. Dove diavolo sono?…Devo provare a ricordare…la donna…una donna vestita di rosso che mi sorride…Mi passa a prendere a casa con la macchina…siamo fuori città…il posto…non me lo ricordo. So solo che ci accoglie un uomo vestito di bianco…con un grosso capello strano. Mi da una pacca sulla spalla. Mi sorride, fa una battuta alla donna e lei ricambia il sorriso con occhi complici. Io li guardo e rido…perché rido? Chi sono queste persone? Cosa mi hanno fatto? L’aria…Manca l’aria qui dentro. E adesso? Le urla aumentano…ci deve essere parecchia gente…Aiuto! Aiuto! Non mi sentono…Le urla crescono in intensità e quella dannata musica sembra perforarmi i timpani…Se solo riuscissi a capire dove mi trovo…È buio pesto qui dentro. Le pareti…sono disgustose…umide…devo essere in una specie di sarcofago…in una cantina. Staranno celebrando un rito...un…non lo so. La baldoria cresce…Le voci all’unisono cominciano ad intonare un conto alla rovescia. Un conto alla rovescia?? Che significa? Dieci…Nove…Otto…cosa sta succedendo? Che ci faccio qui?...sette…sei…ho un gran mal di testa devono avermi drogato…eppure comincio a ricordare qualcosa…cinque…quattro…l’uomo in bianco credo di conoscerlo, anzi ne sono quasi certo!…tre…due…Lo spazio angusto, l’odore di dolci, il tanga leopardato, adesso è tutto chiaro!...uno…ed è il mio momento. Sfondo la torta e mi ritrovo circondato da una ventina di ragazze sulla trentina nel bel mezzo di una festa: “Sorpresa!!”. Riconosco la donna in rosso che si avvicina all’orecchio di una dolce biondina con lo sguardo stupefatto. Nella più completa baldoria le urla: “Piaciuta la sorpresa, sposina?” Lei sorride imbarazzata. Io e le mie stupide amnesie. E mi hanno pure pagato bene. K5 Ps Tanti saluti da Pandora
Aspirine e pesci rossi
Da "Miti e leggende intorno a Maracaibo", mensile a cura di Kartso5
La farmacia è aperta e lui entra alla ricerca di quelle maledette aspirine. Il mal di testa gli impedisce di concentrarsi e ciò non è bene, soprattutto perchè a giorni ci sarebbe stato l’esame da non fallire, la prova orale col professore carogna sulla cui foto appesa alla porta innumerevoli freccette sono state scagliate. Al bancone una donna. Bella. Bellissima. Formosa. “Desidera?” “Aspirine. Tante.” La donna sorride. Si china mostrando un poderoso posteriore e prende quelle cazzo di aspirine dal cassetto più basso dell’intero negozio.“Ecco a lei.” “Grazie”
Lui prende il portafoglio, lo apre, si ferma. “Mi scusi, una curiosità. È nuda sotto quel camice?” La donna si acciglia. “Certo che no.” “Mi spiace. Soltanto la mia stupida immaginazione.” Posa i soldi sul bancone e fa per uscire. Alle spalle la voce di lei lo inchioda al pavimento. “Hai voglia di fare l’amore?” Lui si volta. “Si.”
Sul retro la passione. Corpi sbattuti su scaffali stracolmi di medicinali. Il sorriso di lui, le urla di lei. Quindi si rivestono. Lui è appagato, e fanculo il professore. Lei è seduta su un piccolo tavolino che lo guarda. E glielo dice. “Da questo momento in poi la tua vita non sarà più la stessa.” Lui impallidisce di colpo. “Hai qualche malattia?” “Non esattamente. Una semplice maledizione.” Lui tira un sospiro di sollievo e prende a rivestirsi. “E cosa sarebbe cambiato nella mia vita?” “Tutte le notti di luna piena ti trasformerai in pesce rosso”
Silenzio. Quindi:“Non sapevo che ci fossero anche droghe pesanti nel retro di una farmacia.” Lei si fa seria. “Farai meglio a darmi ascolto se non vuoi ritrovarti stecchito già al primo plenilunio.” Lui continua a rivestirsi profondamente divertito. La donna continua. “Se ti trovassi sul divano, finiresti per saltellare sui cuscini alla ricerca di un bicchiere d’acqua per respirare, ma non lo troveresti. Se ti trovassi seduto sul cesso correresti il rischio di finirci dentro, e qualcuno potrebbe tirare l’acqua. Potresti finire in bocca al gattino di casa, potresti volare dal balcone, potresti…” “Ok ok! È arrivato il concetto. Esiste una contro-maledizione? Una cura?” “Assolutamente no.” “E già…Trovare una cura in una farmacia…che pazzo.” “L’unico modo per contenere il fenomeno sarebbe quello di ascoltare una canzone.” “Quale canzone?” “ Maracaibo.” “Scodatelo. La odio quella canzone di merda. E odio pure Raffaella Carrà.” “Anch’io. Per questo sono solita aspettare la trasformazione in una vasca piena d’acqua. Così da non correre rischi.”
Lui per un attimo si fa serio. Poi riprende il suo sorrisetto sarcastico. “Posso andare adesso?” “Ascoltami, ti sto dicendo la verità.” Lui lascia la farmacia per nulla impensierito. Lei lo guarda andar via, quindi riprende il suo posto dietro il bancone.
Quella sera il ragazzo è piegato sugli odiati libri. Un leggero dolore di stomaco. Gli occhi si sollevano dal testo universitario e si volgono verso quella magnifica notte, verso quella splendida luna lucente. D’un tratto dolorose convulsioni. Il ragazzo in preda al panico si alza, barcolla, si sente mancare il fiato. Una nuvola di fumo, quindi la trasformazione. Il piccolo pesce rosso comincia a saltellare per la stanza, poi assolutamente fuori controllo si tuffa dal balcone finendo direttamente in un bicchiere d’acqua su un tavolino del bar di sotto. Urlo di disgusto. Il bicchiere viene svuotato sul marciapiede e il piccolo pesce riprende la sua marcia saltellante. Attraversa la strada, rischiando di finire schiacciato da più di un autobus. Luci, rumori, colpi di clacson. Di nuovo sul marciapiede, in una carrozzella. Un bambino in fasce che urla. La madre si accorge dell’intruso e, preso per la coda, lo scaglia lontano. La borsa di una donna. Trucchi, specchietti, assorbenti. Rumore di strada, quindi musica forte. Una discoteca. Maracaibo. La borsa si rompe e un ragazzo nudo in stato confusionale vi esce ansimando. “La mia borsa!” urla la ragazza. Il fidanzato: “E lui chi cazzo è?” La ragazza : “Non è come pensi”.
K5
Ps Tanti saluti da Pandora
Storie di Maracaibo (2)
L'uomo triste
L’uomo triste si trova disteso sulla sabbia della meravigliosa spiaggia di Maracaibo. Parla con le stelle. Così lontane da quella ridente cittadina, ma così vicine per lui, soprattutto da quando la giovane donna di cui è follemente innamorato lo trascura. Al fianco il fedele Cipolla, cane codardo, amico d’infanzia, compagno nei momenti più neri.
D’un tratto una stella cadente. L’uomo prende rapido la chitarra e con fare da gaucho argentino intona una ballata le cui parole commuovono il cielo. E comincia a piovere. Il cane scappa verso un palo della luce. Pochi attimi, e rimane fulminato. L’uomo triste osserva la scena impassibile. Quindi una lacrima gli percorre la guancia destra.
Decide di alzarsi. Piove ancora a dirotto. Comincia a percorrere la strada per il porto. Un amico da sopra un carro di passaggio lo saluta. L’uomo risponde, e il carro sbanda a velocità schiantandosi su un palo, esplodendo pochi attimi dopo. L’uomo triste guarda il rogo impassibile. Quindi una lacrima gli percorre la guancia sinistra.
Il porto si avvicina. Cessa di piovere, e il cielo si apre mostrando una luna verde smeraldo, splendida come mai lo era stata in quella calda magica estate. Sorride appena, e decide di correre dalla sua lei. Capisce che questa è la volta buona, capisce che basterà un solo sguardo per farla cadere ai suoi piedi. Chiede in giro. La vede salire su un enorme nave mercantile. La insegue. La trova, ma tra le braccia di un altro uomo, in mezzo a logore casse di nitroglicerina. Una lacrima gli percorre la guancia destra.
La osserva nascosto dietro una di quelle casse. D’un tratto entra un secondo individuo, abbronzato, con una pistola in mano. La situazione diventa troppo pericolosa. L’uomo triste decide di abbandonare la nave. Percorre la banchina a passi rapidi, ripensando a ciò che ha visto. Un pensiero lo rallegra. Quei due uomini avrebbero finito per eliminarsi a vicenda e finalmente avrebbe avuto la sua lei tutta per sé. Domani l’avrebbe trovata sconvolta dall’accaduto seduta su un muretto, e lui con tutta calma ne avrebbe approfittato. Improvvisamente quella sera gli appare splendida. Adora tutto intorno a lui. Adora il mare, adora la banchina, adora quell’enorme nave mercantile. D’un tratto la stessa nave esplode in uno sconvolgente boato.
Ansia. L’uomo triste torna rapido sui suoi passi. Osserva l’ira delle fiamme e con occhi sconvolti dal fumo cerca la ragazza. Lei è sul ponte. Riesce a tuffarsi. La guarda nuotare, la crede salva, è salva. E in quel momento un enorme pescecane dalle zanne bianche fa capolino dall’acqua e comincia ad inseguire la giovane donna.
Lui è sconvolto. Si tuffa. Insegue il pescecane, ma il mare è agitato e in pochi attimi perde di vista donna e predatore. Ingoia un po’ d’acqua, crede di soffocare, e invece in poche bracciate si avvicina alla costa, dove riesce a intravedere la sua lei ancora in vita, che nuota verso la salvezza. Il cuore gli si riempie di gioia. Tutto sta tornando lentamente al suo posto. L’uomo stringe forte i pugni e con quanto fiato gli rimane in gola urla verso la luna.
“Un’altra possibilità mi è stata data. E io la sfrutterò! Che le stelle mi siano testimoni. Zazà domani sarà mia!”
Poche parole prima dell’attacco del pescecane. Mare forza nove. Due lacrime percorrono il volto dell’uomo triste. Per l’ultima volta.
K5
Ps Tanti saluti da Pandora!
Lezioni di Spagnolo
Esperienze di vita di Kartso5
Studiare a fondo un personaggio complesso come quello di Miguel ha imposto un costante ricorso a fonti e documenti in rigorosa lingua spagnola. Ciò ha rappresentato, almeno nelle prime consultazioni, un fastidioso ostacolo alla mia sete di conoscenza. Si consideri infatti che quando cominciai lo studio del complesso personaggio, le sole parole spagnole che usavo con dimestichezza erano:
Pizza
Ciao
Barcellona
Madrid
Vamos
A
La
Playa
Il mio primo maestro di Spagnolo era uno schizofrenico militante di estrema destra, perpetuamente avverso a ogni tipo di minoranza presente sul globo terracqueo. L’ho sentito inveire su negri, portoricani, ebrei, amici di maria de filippi, panda, e tanti altri. Punti di riferimento costanti della sua vita erano il cioccolato, e una finissima luce bluastra che gli veniva a far visita tutte le notti impedendogli di dormire col suo incessante ciarlare di moda e fatti del giorno. Del resto la televisione gli faceva compagnia. Era la sola amica fedele, bugiarda, simpatica, noiosa, erotica, da cui difficilmente si sarebbe separato, soprattutto la notte, quando in lui emergevano ricordi confusi di battaglie mai combattute a fianco del generalissimo Franco.
Per Gaspacho (così si faceva chiamare) parlare lo spagnolo era come scopare una donna con trascinante passione. Adoravo sentirlo pronunciare parole come perro, barco, coche, tonto. Era un tango di invadente gusto iberico, virtuosamente condito con rocciose influenze scandinave.
Non riuscii ad abituarmi al metodo di studio. Era stressante dover ripetere ore ed ore la stessa parola fino a quando una erre non riuscisse ad essere così tagliente da sfigurare il volto dell’ignaro colloquiante o da sgualcirgli almeno la giacca.
Passai quindi a Milly, una ex cantante di opera, morbosamente attaccata ad un album di fotografie in bianco e nero che la ritraevano in pose sconce sui sofà dei principali palazzi dabbene della Madrid anni settanta.
Per lei lo Spagnolo era invece un gustoso massaggio delle papille gustative. Parole come Corazòn, Queso, Tierra, erano miele per le orecchie di chi ascoltava, nutrimento per lo spirito. Mi innamorai in poche lezioni. Ero assuefatto dal modo in cui le sue carnose labbra si toccavano quando ripeteva tutti quegli articoli, quei verbi, gli aggettivi. Il suo era un canto dalla melodia elfica. Io e i miei compagni (una donna grassa che usava masticare foglie di tabacco a fine lezione e uno slavo dal volto sospetto) la fissavamo irretiti. Le teste svuotate dai nostri stessi pensieri e riempiti da musica emessa da corde vocali d’oro massiccio. Dovetti lasciare anche lei. Non imparavo praticamente nulla.
Decisi di passare ad un corso per corrispondenza. Corso ineccepibile se le audiocassette non avessero continuato ad autodistruggersi dopo una decina di secondi dal termine del nastro, come annunciato da voce spagnola. In quel periodo cambiai una decina di stereo.
Lo spagnolo entrò in circolo nelle mie vene dopo un lungo viaggio fatto in Giappone. Lì incontrai un vecchio maestro di arti marziali, perfettamente padrone della lingua.
K5
PS. Tanti saluti da Pandora
Dal diario di Miguel (3)
La pistola e il suo padrone
Continuo a camminare. Il paese è vicino, il fiume lontano ormai alle spalle. Ho voglia di tornare a casa, prendere fiato, riposare la testa e svuotarla di tutti i pensieri. Fa caldo, troppo. Il sentiero è polveroso, e puzzo da fare schifo. Non incontro anima viva da oltre mezzo chilometro. Del resto, chi sarebbe il pazzo che si metterebbe in marcia con 40 gradi all’ombra? In lontananza appare quella che ha tutta la parvenza di essere una carrozza guidata da 6 asini. Esco istintivamente la pistola dalla cintura. La tengo in mano e aspetto.
Il carro si avvicina. A reggere le redini un uomo grasso coi capelli bianchi, e il viso rosso dal caldo e dall’ipertensione. Mi lancia un sorriso beffardo, poi il suo sguardo cade sulla mia pistola, i suoi occhi cominciano a scintillare, e un’espressione di profonda sorpresa gli si disegna sotto le folte sopracciglia. Ferma subito gli asini e scende con un’agilità che non gli avrei mai attribuito. “Dove l’hai presa?” Mi chiede con occhi spalancati. “In farmacia” rispondo innervosito dal lunatico atteggiamento aggressivo andante. È vestito come il domatore di un circo…stile giacca rossa e bottoni dorati. “Dammela ragazzo. senza tante storie”. Lo guardo e gli sorrido. “Io ho una pistola. Tu cos’hai per convincermi a liberarmene?” “Quella pistola la conosco. Non sparerà”. Ovviamente premo il grilletto, ma il proiettile non lascia la canna che silenziosa resta permeata di un’impotenza castrante. Ridacchio nervoso. Riprovo su un cactus alle sue spalle, e il proiettile parte. Riprovo su di lui. Niente. Una domanda mi sorge spontanea come rosa sul cemento: “Chi cazzo sei tu?” Il grassone sorride. “Quella che hai in mano non è una pistola comune. Un tempo è stata mia, non oserà sparare sul suo ex-padrone”. Forse sono i 40 gradi, forse mi sta convincendo. “Ora restituiscimela”. “Fottiti” gli rispondo “Adesso è mia”. Lui mi squadra. Quindi: “Non la sai maneggiare. Non è per ragazzini”. “Questa pistola ha trovato un nuovo compagno.” Sentenzio col tono di chi non ha più voglia di discutere. “Questo lo vedremo” Mi si para davanti. Riesco a sentire l’immondo olezzo che emana. I nostri occhi si incrociano. “Poggerai la pistola sulla mia carrozza. Poi ci metteremo a distanza. Sarà lei a scegliere il suo nuovo padrone. Sparerà a chi non la merita”. Attendo qualche attimo. Adesso sento anche l’odore dei sei asini, di gran lunga meno intenso di quello dell’omaccione. Mi sento di acconsentire. Che senso ha passare il resto della propria vita con una pistola della quale non conosci la totale fedeltà? Che senso ha dotarsi di uno strumento di morte infido a se stessi? “Accetto”. Poso la pistola sulla carrozza e ci mettiamo a circa cinque metri di distanza. Il grassone mi guarda con aria di sfida. Un’enorme goccia di sudore è poggiata sulla sua fronte e non si decide a scendere. Io mi limito a restituire lo sguardo, senza lasciar trasparire alcuna emozione. Quindi osservo la pistola. Immobile. Penso di dirigermi verso il carro e mettere fine a questa messa in scena, quando il gingillo si raddrizza da solo, e punta dritto verso il mio petto sudato. Poi ruota verso il petto del mio avversario, quindi di nuovo sul mio. E così via per qualche minuto. Alla fine la spettrale danza si arresta su di me. Rimango immobile, sospeso, con la canna della mia stessa pistola che mi guarda. È solo un attimo, e il grassone cade a terra ferito alla spalla destra. Non mi soffermo più di tanto a soccorrerlo. Prendo l’arma sul carro e riprendo il mio cammino. “Ragazzo…” Mi fermo, ma non mi volto. “stai attento a quel gingillo. Ricordati sempre che sei tu che la possiedi e non viceversa”. Pazzo fottuto. Delira.
k5
Ps Tanti saluti da Pandora!
Dalla voluminosa e pratica guida turistica di Maracaibo Feste e Ricorrenze […] Ma ciò che rende Maracaibo davvero speciale è la “sagra della nitroglicerina in fiore”. La gloriosa manifestazione ha origini molto antiche, si parla addirittura di oltre cinque secoli fa. Si narra che in quel tempo il pirata Victor Scunzella, dalla gamba sinistra di legno sempre gonfia per seri problemi circolatori, raggranellato un discreto bottino, decise di approdare a Maracaibo per festeggiare coi suoi fedeli uomini il definitivo ritiro da ogni illegittima attività. Per capirci, una sorta di prepensionamento, dovuto ufficialmente al pressante desiderio di iniziare una nuova vita, non ufficialmente ad un precoce abbassamento della vista, che lo aveva portato a prendere a colpi di cannone il suo stesso albero maestro, scambiato per la gamba di un gigante. (Ancora più non ufficialmente c’era chi vociferava su una galoppante demenza senile dell’arzillo capitano). Fatto sta che fatta scorta di botti dei migliori superalcolici del paese, l’allegro gruppo di compagnoni tornò al vascello, deciso di onorare il famigerato Scunzella con la migliore festa che fosse mai stata organizzata nell’emisfero meridionale. Il caso volle che purtroppo, forse troppo ubriaco, forse troppo demente, il capitano si ritrovò a riempire i boccali della ciurma attingendo ad una botte di nitroglicerina. Fu un cin-cin devastante. L’esplosione fu tale che l’oro contenuto nei forzieri della nave fu scagliato in aria, per poi ricadere a mo’ di benedizione sui quartieri più poveri della città. Maracaibo divenne improvvisamente il centro più ricco della costa, e si sentì quindi obbligata a ricordare quel fatidico giorno con una manifestazione cultural-folkloristica tesa a omaggiare il divino esplosivo che tanta fortuna aveva portato. Nasce la “Sagra della nitroglicerina in fiore”. Il maestoso evento presenta una durata variabile. Ha inizio generalmente la terza domenica di Maggio e si conclude quando viene raggiunta la cifra di 41 feriti, in onore dei 41 uomini che fecero parte della ciurma del capitano Scunzella. In questo periodo si possono ammirare per le strade della città splendide donne con squisiti abiti a brandelli rosa, mentre gli uomini, con pantaloni scuri, si ritrovano nei bar storici del vecchio quartiere, dove il rum e la cocaina scorrono a profusione. Si entra nel vivo della manifestazione il terzo giorno, quando i più miopi del paese (o forse i più dementi) scelgono forzatamente di partecipare alla corsa col boccale di nitroglicerina per le strade di Maracaibo, inseguiti da una mandria di tori inferociti. Nei giorni seguenti sono inoltre previsti: il ballo della scopa, sostituita debitamente con una fiala di nitroglicerina, palla avvelenata imbevuta di nitroglicerina, e la famigerata corsa coi sacchi riempiti di nitroglicerina. Per coloro che vantano palato fino sono inoltre a disposizione degustazioni gratuite di nitroglicerina trattata, assaggi di torta di nitroglicerina, insaccati di nitroglicerina, salsiccia di nitroglicerina, pasta col pesto. La sagra si è svolta tutti gli anni, fatta eccezione per una sola primavera quando l’intero carico di nitro ordinata per i festeggiamenti esplose su una nave per cause ancora poco note. I più romantici narrano di un torbido triangolo d’amore concluso tragicamente, altri invece pensano che a far saltare la nave fu il fantasma del capitano Scunzella, tornato dal regno dei morti per rovinare la festa agli abitanti del paese arricchitisi alle sue spalle. […] K5 PS. Tanti saluti da Pandora!
Storie di Maracaibo (1)
Il gatto bianco
Il gatto bianco è disteso sul davanzale a prendere il sole. Niente sdraio, niente crema solare. Soltanto lui e i salubri raggi di una banale mattina di novembre. Da lontano il clacson di un grosso tir spaventa alcuni colombi placidamente appollaiati sul muretto di fronte: i più giovani, parecchio impressionabili, spiccano il volo verso l’attico, gli anziani, un po’ in ritardo, raggiungono appena l’altrettanto sicuro terzo piano. Rimane soltanto un grosso uccellaccio nero, diciamo un corvo.
Il gatto alza le orecchie, sbadiglia. Basta un’occhiata distratta in direzione del grosso volatile per destarlo dall’ozioso torpore. In un attimo tutti i nervi sono protesi verso la pesante creatura alata, mentre un secondo colpo di clacson irrompe feroce nel lurido vicolo.
Il felino fa appello a tutto quello che il fratello maggiore dal pelo più scuro gli ha insegnato. Dal davanzale spicca un salto verso il vicino balcone, e con fare ambiguo comincia ad emettere profondi suoni gutturali. Quei fluttuanti versi demoniaci raggiungono il terzo piano, e un paio di colombi reduci di antiche stragi si lasciano andare sul casco di un motociclista di passaggio.
Il corvo resta immobile. Quindi ruota il becco in direzione del balcone da dove due occhi iniettati di sangue lo stanno osservando. Sorride con aria di sfida.
Il gatto fa un balzo indietro. Non può crederci. Quanta sfrontatezza per un ammasso di sporche piume nere poggiate su uno squallido muretto ricoperto di escrementi di almeno tre settimane di siccità! Due semplici parole: punizione esemplare.
Due topi scansafatiche, all’angolo della strada, si godono nel frattempo la scena. I loro occhi si muovono veloci dal candido felino al nero corvaccio. D’un tratto il gatto spicca un salto verso l’uccello, che agile lo schiva rimanendo comunque a portata di zampa. Con somma sorpresa di tutti gli animali e gli insetti del quartiere, il vecchio volatile passa al contrattacco ferendo col poderoso becco l’orecchio destro del felino. Ha inizio la lotta. I due si rotolano per la strada. Schivano automobili, motorini, biciclette. Non si rischiano ad abbassare la guardia per un solo attimo. Il gatto è alle strette, spiazzato dalla velocità con cui il corvo affonda il becco colpo su colpo mirando indistintamente al petto del nemico. Spinto dalla foga del volatile il candido mammifero si ritrova quindi in trappola, con le spalle su una grossa cassa di legno. Il corvo si gode quegli attimi gloriosi. Il nemico gli è davanti, ansimante, senza via di scampo. Il becco al fine si alza e con indicibile forza si abbassa sull’inerme vittima.
Troppa sicurezza. Il gatto riesce a schivare. Il corvo, invece, prende in pieno la cassa accorgendosi solo in quel momento della scritta “nitroglicerina” sulla facciata. Il volatile esplode inondando il viale di piume nere.
Incuriosito dall’assordante tuono, Pedro raggiunge il vicolo, e raccoglie il micio disteso a pochi metri dalla cassa esplosa. Un leggero miagolio, poi arrivano le fusa.
-Si può sapere che diavolo combini?
I colombi del terzo piano spiccano il volo verso l’attico, impazienti di raccontare ai più giovani cosa si sono persi.
K5
Ps Tanti saluti da Pandora!